Quest'anno la Festa della Pace ha avuto come tema l'educazione interculturale. Questo perché la nostra scuola è sempre più caratterizzata dalla presenza di alunni stranieri provenienti da paesi diversi. Le cinque classi si sono impegnate in attività diverse che vengono di seguito riportate.
La classe I ha
presentato il lavoro svolto dai bambini nel corso del Progetto Continuità
Infanzia-Scuola Primaria. Le attività svolte sono scaturite dalla narrazione
della favola cinese "Il cavallino e il fiume" che è stata presentata in
quattro lingue diverse: cinese, lingua originale della storia,
italiano, arabo e pakistano.
Grazie alla presenza
delle mediatrici
culturali
di lingua araba, cinese e pakistana, i bimbi hanno ascoltato le storie nelle
lingue diverse, hanno ricercato le parole di uguale significato e hanno
realizzato un librone. Infine si sono cimentati in un
gioco che, in italiano, inglese, pakistano, arabo e
cinese ha riproposto il ben noto gioco "Simon says: stand up/sit down".
La classe II
ha proposto dei giochi cantati in lingua cinese, marocchina e pakistana.
Il percorso è nato in seguito ad alcune attività progettate e svolte con tutti i bambini della scuola.
In tutte le culture del
mondo, ninne nanne, filastrocche, giochi cantati e conte sono il cuore dei
primi incontri e dei primi giochi con le parole, le immagini e la musica.
I testi, di origine popolare, vengono recitati dagli adulti in maniera allegra e
divertente sia per far addormentare i bambini che per insegnare loro semplici
nozioni o semplicemente per farli giocare.
In occasione della festa sono stati proposti i giochi che i nostri bambini ci hanno insegnato insieme ad alcune mamme.
E’ gioco, gioco vero che è diventato spettacolo.
La scuola di Palata ha la fortuna di condividere la quotidianità con tante culture diverse quindi con tante diverse lingue che determinano un diverso approccio alla realtà, filosofie di vita differenti eppure contengono elementi comuni.
Nei tre i giochi cantati
che i bimbi hanno presentato alla festa, e che provengono da paesi molto
lontani tra di loro, troviamo i numeri, i giorni della settimana, movimenti
simili e soprattutto la dolcezza irripetibile della lingua degli affetti: la
lingua materna.
La lingua della mamma, della nonna, della zia: di chi si prende cura dei bimbi, insomma.
A questo proposito è stato utile citare un brano della dott.ssa Elisabeth Jankowski tratto dalla rivista”Eco” n. 6 del giugno 2006 http://www.educazionesostenibile.it/:
“La lingua materna non è solo parola, è sentire, è muoversi, è il ritmo del respiro, l’espressione del viso, il timbro della voce, la qualità del sorriso, la direzione dello sguardo, la stretta della mano. La lingua materna è fatta di odori, immagini, movimenti, sensazioni nello spazio, vibrazione della voce, concetti, percorsi, strutture relazionali e anche grammaticali[1].
La lingua materna non è solo una lingua ma è la stoffa del nostro esistere. La si apprende nelle zone d’ombra dell’esistenza. Nessuno si ricorda come ha imparato a parlare, a dire le prime parole. È una lingua che apprendiamo senza il nostro consenso, senza volontà, senza libertà, senza coscienza, senza regole, senza grammatica e soprattutto senza traduzione. Ed è per questo che circola in stati di coscienza a noi spesso preclusi, ma diffusi in tutto il corpo ed entra nella notte nei nostri sogni e nella creatività del nostro agire.
La lingua materna si apprende attraverso quello che oggi chiamiamo embodiment (essere completamente nel corpo), quando il pensiero scaturisce dal movimento e dai sensi e il sé non è ancora presente. In quel momento nasce una categoria inconscia dell’esperienza. Il regno dell’esperienza non mediata da altra lingua è il regno dell’inconscio[2].
La (lingua materna) la apprendiamo da nostra madre perché già in utero abbiamo sentito la sua voce e siamo in un intenso dialogo con lei.
Quando la bocca non può parlare le parole escono dalla pelle,
da tutti i pori perché la lingua materna è una strana lingua.
È parola, ma non solo parola, gesto ma non solo gesto, timbro della voce ma non solo.”
[1] Vedi anche: Corinna Belliveau, Simultaner bilingualer Spracherwerb unter entwicklungs- und kognitionspsychologischen Aspekten, Shaker Verlag, Aachen 2002.
[2] Cfr. P. Kugler, L’alchimia delle parole, trad. it. di Luciano Perez, Bergamo, Moretti & Vitali Editori, 2002, pp. 24-25.
Chiedi alla tua mamma
Cos’è una Ninna-nanna,
poi fattela cantare
e ti farà sognare….
e nelle sue braccia ti cullava,
prima di metterti nel letto !

I bimbi si sono entusiasmati ed emozionati nel rivivere alcuni momenti della loro infanzia.
Le nanne-nanne, di origine popolare, esistono in diverse varianti, legate alle diverse culture in cui si sono diffuse. Le accomuna il fatto che tutte creano un’atmosfera di pace e di amore che aiuta il bambino ad addormentarsi serenamente.
Alex ha portato a scuola questa ninna-nanna della Romania:
Nani Nani Puisor
In patutul cel frumos
copilasus s-a culcat,
sta frumos acoperit
doarme, ca e obosit.
Nani nani, nani puisor!
Iepurasul, papusica,
catelusul si pisica
stan din joc si-au atipic,
fiindca-i ora de dormit.
Nani nani, nani puisor!
Dorm si flori, si pasarele
dorm si gaze mititele,
noaptea s-a lasat usor
dragul mamei puisor.
Nani nani, nani puisor!.
Dormi dormi pulcino
Nel bel letto
il bimbo si è coricato,
bello coperto
dorme perché è stanco,
dormi dormi, dormi pulcino!
IL coniglio, la bambolina,
il cagnolino e il gattino
smettono di giocare e si addormentano,
perché è ora di dormire.
Dormi dormi, dormi pulcino!
Dormono i fiori e gli uccellini,
dormono i piccoli insetti,
la notte trascorre piano
caro pulcino della mamma.
Dormi dormi, dormi pulcino!
Ecco i lavori degli altri bambini:



La classe V ha recitato poesie prendendo spunto dalla Convenzione dei Diritti del Fanciullo.