Tante volte ci viene chiesto
dove si trova questo piccolo paesino.
Palata Pepoli è una delle frazioni del comune di Crevalcore, situato
nella provincia di Bologna, ma vicinissimo anche alle province di Modena e
Ferrara. Si arriva al paese percorrendo alcune strade fiancheggiate da
vasti campi coltivati, oppure attraversando il ponte, di nuova
costruzione, che passa sul canale della Bonifica.
L' edificio più antico di
Palata è il castello, che sorge tra un fitto bosco proprio al centro del
paese.

Poco distante si trova la
Chiesa, che si eleva imponente sulla piccola piazza; ogni giorno il suono
delle campane dell'alto campanile ci annuncia che è mezzogiorno e che
l'ora del pranzo è ormai vicina. A due passi dalla Chiesa c'è la nostra
scuola, un grande edificio giallo con un bel giardino nel quale si
innalzano maestosi alberi. Nella parte anteriore del cortile sono
sistemati diversi giochi che noi utilizziamo durante l'intervallo nelle
belle giornate di sole. Di fianco alla scuola c'è un altro edificio, di
antica costruzione, che ospita la Scuola dell'Infanzia e, al piano
superiore, la biblioteca, dove prendiamo a prestito i libri. Nei
momenti liberi ci troviamo tutti al parco dove possiamo giocare, correre,
saltare liberamente e d'estate gustare buoni gelati acquistati da un
venditore ambulante. Per praticare qualche sport c'è la palestra
comunale o, se abbiamo voglia di dare due calci ad un pallone, il campo
sportivo situato dietro la nostra scuola. Il nostro è un paese piccolo,
ma oltre alla scuola, offre vari servizi come la banca, l'ufficio postale,
la farmacia e alcuni negozi in cui fare la spesa.

La nostra scuola e’
intitolata ad Ugo Pizzoli, un illustre medico che nacque a Piacenza il 19
marzo 1863.
L’anno
dopo la famiglia si trasferì a Crevalcore dove
rimase fino al 1871, poi si trasferì a Bologna: qui Ugo frequentò il
ginnasio e conobbe Giovanni Pascoli che allora faceva il supplente.
Nel
1878 perse il padre e riuscì a continuare i suoi studi grazie a sussidi ed
aiuti da parte degli zii paterni.
Conseguì
il diploma di maturità al liceo Galvani, poi frequentò all’università la
facoltà di Medicina e Chirurgia. Si mantenne agli studi e sostenne
economicamente anche la famiglia dando lezioni private; fece pratica
nell’Ospedale Maggiore di Bologna. Fu assistente sanitario durante
l’epidemia del colera e del vaiolo nel 1886; nel 1888 conseguì la laurea e
si trasferì a Crevalcore dove venne nominato medico condotto del comune,
ispettore della Società Ginnastica e comprimario all’Ospedale Barberini.
Nel
1895 presentò un progetto di fabbricato per l’educazione fisica e nel 1896
uno per un edificio scolastico; ritornò quindi a frequentare l’università
per un corso di Pedagogia.
Propose un modello di banco scolastico
e diresse dodici corsi magistrali; nel 1902
inaugurò il primo corso di pedagogia scientifica. Negli anni seguenti
istituì e diresse diverse scuole popolari operaie e pubblicò vari scritti.
Nell’autunno del 1930 lo colse ill primo attacco cardiaco a
Bologna, dove morì nel 1934,
dopo aver donato oggetti, libri e denaro ad amici, parenti, conoscenti e
bisognosi.

La nostra è
una piccola scuola di campagna, immersa nel verde e nella tranquillità;
all’esterno ha un giardino molto bello, pieno d’erba e con alcuni giochi:
c’è l’asse d’equilibrio e la rete da pallavolo, dietro c’è la serra e
l’angolo del compost.
Nel cortile ci sono anche tre tavoli per correggere i
compiti o per finirli all’aperto.
L’edificio è di colore giallo, ha due piani e la facciata che dà sulla
strada ha diciotto finestre azzurre e un gran portone d’ingresso, con la
maniglia rossa antipanico.
Appena si entra, a sinistra, c’è un ampio salone che dà su un lungo
corridoio; a destra c’è un ripostiglio dove conserviamo gli attrezzi da
giardino per il lavoro nell’orto e le
attività di compostaggio;
una piccola stanza con il telefono e le riserve per i
gessetti. Più avanti c’è un' infermeria dove ci sono i cerotti o le cose
per prestare le prime cure se un bambino sta male o si è fatto male. C’è
anche una cucina dove la responsabile della mensa predispone il cibo che
ci viene dato.
Salendo quattro rampe di scale si arriva al primo piano dove c’è il
laboratorio di informatica, l’aula insegnanti, dove le maestre preparano
le cose per noi, correggono i compiti o prendono un caffè. Ci sono, oltre
le altre tre classi, i bagni delle femmine e quelli dei maschi. C’è anche
una stanza dove le bidelle misurano la febbre ai bambini, rispondono al
telefono e conservano le scope per pulire il corridoio. A
destra c’è la classe prima, poi la classe quarta. Infine c’è un’aula, il
laboratorio di antropologia e scienze, dove sono conservate ossa di
animali, tante fotografie e reperti naturali. Vicino alla classe prima c’è
l’aula di pittura dove si fanno i lavoretti o si dipinge.
Il fatto di essere una piccola scuola di campagna (ci sono
solo cinque classi e 65 bambini!) ci permette di fare tante cose che
altrove non sono possibili….. Tante scuole non si trovano in campagna, ma in città.
Noi possiamo
respirare un’aria migliore e giocare spesso all’aperto.
Essendo una
scuola con pochi bambini, ci conosciamo tutti e in cortile giochiamo tutti
insieme. Anche quando facciamo la gita lunga riesce a partecipare l’intera
scuola. La
nostra classe, la IV, è formata da otto bambini,
tutti maschi e forse proprio
per questo ci divertiamo a giocare e parlare insieme. Siccome siamo pochi, riusciamo
a seguire bene la lezione, a parlare con le maestre, a chiedere
spiegazioni e a lavorare spesso con i bambini delle altre classi, come in
questi giorni in cui stiamo preparando la festa di Natale: è come se
fossimo una grande famiglia. La nostra
scuola esisteva già al tempo dei nostri
nonni e bisnonni, per questo non ha tutte le comodità che hanno le scuole
moderne; la palestra, infatti, non è all'interno della scuola, ma si trova
esternamente, nel Centro Sportivo, e quindi dobbiamo uscire e fare un po'
di strada a piedi, devo dire però che, se non fosse per la pioggia, a noi
bambini non pesa fare una passeggiata per raggiungerla! Non
c'è neppure uno spazio adatto ad accogliere bambini e genitori nei momenti
di festa, allora dobbiamo andare a Galeazza, una frazione vicina, nel
convento delle suore dove esiste un bellissimo teatrino, ideale per i
nostri spettacolini. Tornando agli ambienti della scuola, anche le mense
potrebbero essere unite in una sola grande aula, così si potrebbe stare
tutti insieme a mangiare; credo però che in questo caso ci sarebbe troppa
confusione e alla fine è meglio così!

Mia nonna ha frequentato le
scuole a Bagnetto, una località di San Matteo della Decima, dove la scuola
era simile alla nostra. Lei mi racconta che non c'erano tante aule ma una
sola, dove c'erano cinque classi insieme. La maestra era unica per tutti i
bimbi e insegnava dal più piccolo al più grande. I banchi erano da due
posti, con due sgabelli attaccati; la lavagna era di legno e mobile, in
pratica con i piedi. Mia
nonna non ricorda che ci fossero i bagni, forse erano fuori. Ricorda
con piacere quando faceva il presepe con le casette di carta e addobbava
l'albero con le palline fatte di carta di giornale. La nonna ricorda anche
che si andava a scuola con il grembiule nero, il colletto bianco e il
fiocco, azzurro per i maschi, rosa per le femmine. Lei andava a scuola a
piedi, perché era vicina, e svolgeva il compito da sola. Nicolò
La
nonna mi ha raccontato di com’ era la mia scuola ai suoi tempi.
L’edificio era piuttosto vecchio e l’intonaco si sgretolava tutto. Vi era
un bel cortile con un piccolo orto e le verdure che si raccoglievano
venivano regalate alle suore che le cucinavano per la mensa. Le aule erano
ampie, con grandi finestroni ed erano riscaldate con grandi stufe a legna.
I pavimenti erano di marmo scuro e le pareti di colore giallo. La cattedra
era di legno, piuttosto grande e alle spalle c’era una grande lavagna; i
banchi, anch’essi di legno, erano a due posti, con il piano d’appoggio
inclinato. La nonna mi ha raccontato che, ai suoi tempi, non esisteva la
biro e i quaderni avevano la copertina nera e le pagine gialle. Alessandro B.
Quando mia sorella andava a
scuola lo studio era molto più difficile di adesso. La scuola era come adesso, su due piani e il giardino; al piano superiore
c’erano cinque classi elementari dalla prima alla quinta, i bagni e una
stanza in cui si tenevano gli oggetti di scienze, al piano
terra c’erano due mense, l’aula in cui si disegnava, i bagni e una piccola
stanza dove c’era il telefono. La classe di mia sorella era quella di
fronte ai bagni, al piano superiore, dove ora c’è la classe seconda. Il giardino era anche allora molto
grande, dietro alla scuola c’era l' angolo del compost e l’orto con le
cose che piantavano i bimbi, di specifico lei ricorda le fragole perché
quando erano mature si mangiavano tutti insieme. Tarik
L’aula delle scuole medie
frequentata dalla mia mamma era al secondo piano dell’edificio dove io
oggi vado a scuola, in fondo al corridoio, a destra, proprio la stessa
dove mi trovo io oggi.
Lei ricorda che
il colore delle pareti era beige e gli infissi delle finestre erano di legno.
Appena si entrava, tra le due
finestre, si vedeva una cartina geografica dell’Italia.
Sulla destra si trovava la cattedra, di fianco era sistemato un banco
vuoto che era occupato nel caso in cui un alunno non fosse particolarmente
attento.
Dietro alla cattedra c’era la lavagna e un crocifisso. Sulla sinistra si
trovavano i ventidue banchi disposti in tre file. I banchi erano verdi e
un po’ vecchi, le sedie erano marroni e vecchie anche loro. Non c’erano né
armadietti né disegni appesi, infatti era un’aula un po’ spoglia. Gioele
La nostra scuola é un po’ vecchia
e di colore giallo. Nel cortile c’é un giardino grande, pieno di alberi,
dove ci sono i giochi, due panchine e un tavolo. Fuori c’é anche un tavolo
rosso, molto grande, dove mi piace giocare con le macchinine. Nel giardino
si possono fare tanti altri giochi insieme ai compagni. La scuola é un po’
vecchia ma bella perché si sta bene e siamo tutti contenti; si
mangia bene e tutti insieme. Alex

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